carlo galli

L’arte incontra la tecnologia: intervista a Carlo Galli

In occasione dell’evento Il nuovo mercato – Idee, tendenze e responsabilità, organizzato da Indigital in collaborazione con MacTac e Avery Dennison, il 4 giugno 2019 Decor Lab ha ospitato Carlo Galli: artista visivo con una certa attitudine alla sperimentazione di nuovi materiali, che ha di recente attivato con Indigital una interessante collaborazione.

Carlo Galli ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ma oggi la sua arte si sviluppa per lo più in realizzazioni in ambienti urbani, spesso pubblici, attraverso l’uso di nastri adesivi e segnaletici, reti da recinzione e colle che creano nelle sue opere forme tridimensionali e volti scomposti; figure di soldati o di icone popolari unite a motivi geometrici e optical; elementi che ricordano diamanti e anelli. L’utilizzo di materiali da intaglio, la cui lavorazione è spesso lunga e implica precisione, ha condotto Carlo Galli alla collaborazione con Indigital: è infatti uno dei primi artisti ad avere acquistato per il proprio studio un plotter da taglio e a scegliere Indigital come partner tecnico per le proprie realizzazioni.

Il 4 giugno Indigital, con MacTac e Avery Dennison, ha consegnato a Carlo Galli un premio per la valorizzazione dei materiali adesivi nelle sue opere. In quell’occasione abbiamo avuto modo di parlare con Carlo Galli e di fargli qualche domanda sull’arte, sulla tecnologia e sui materiali innovativi. 

Carlo Galli
Courtesy Carlo Galli

Da dove nasce il tuo interesse e la curiosità per i materiali innovativi?
Ho studiato scultura all’Accademia di Carrara e per me il lavoro di ricerca sui materiali è sempre stato un  punto di partenza per tutte le mie esperienze artistiche. Ho iniziato a sperimentare con le pietre, il bronzo e con le tecniche classiche della scultura. Sono sempre stato affascinato dalle caratteristiche dei materiali, come reagiscono, cosa si può costruire a livello tridimensionale, come si possono trasformare e questa curiosità mi ha portato ad allargare l’orizzonte dei miei lavori.  

Come sei arrivato a utilizzare materiali come il nastro adesivo e le reti?
È un processo sviluppato durante un lungo periodo. È nato tutto un po’ per gioco provando a sperimentare su materiali che mi permettessero di avere prestazioni su superfici abbastanza ampie, però, allo stesso tempo, che mi permettessero di occupare poco spazio in valigia. Questa esigenza di cercare nuove esperienze, viaggiando,, ha condizionato profondamente la mia attività artistica. Da scultore, l’argilla è sempre stato il mio materiale prediletto, ma ho dovuto adattarmi all’esigenza di trasportare le mie opere da una parte all’altra e abituarmi a lavorare anche con budget limitati. Le tempistiche dell’argilla non sono compatibili con le dinamiche che vivo oggi. Ho iniziato così per esempio a sperimentare con il nastro adesivo, soprattutto quello segnaletico, perché mi piaceva l’idea di combinare i colori delle bande (bianco e rosso, giallo e nero). Ho iniziato a creare delle forme, allineando oppure frammentando queste due bande. Questa scelta si è dimostrata interessante proprio per le caratteristiche anche logistiche di questi materiali, per me inconsueti e da un certo punto di vista anche sconosciuti. Bastano dieci rotoli trasportabili in un trolley per realizzare opere su pareti di grandi dimensioni.

Carlo Galli
Courtesy Carlo Galli

Come nasce una tua realizzazione?
Di solito l’idea nasce da una fonte d’ispirazione spesso casuale. L’idea si materializza attraverso un bozzetto. Nei giorni successivi all’idea c’è una sorta di riflessione per capire se questa è compatibile con il progetto, con i materiali, con il luogo per cui questo intervento è concepito. In una fase successiva trasporto i bozzetti e i disegni in formato digitale. Con i programmi di grafica riesco a sviluppare con rapidità il render delle idee. La piattaforma digitale, inoltre, mi permette di presentare le proposte progettuali con una buona ricchezza di particolari e con una veste più professionale.

Quando inizi a realizzare la tua opera, che possibilità di “errore” ti dà l’uso di materiali come nastri e materiali adesivi? Puoi cambiare idea in corso d’opera, spostare un pezzo, metterlo altrove?
A livello progettuale cerco di ridurre il margine di errore al minimo. Calcolare con esattezza quanto materiale serve, valutare il tipo di supporto e la compatibilità con eventuali sostanze adesive. Detto questo, quando lavoro nella fase definitiva, mi piace lasciarmi andare all’imprevisto, cercare nell’imperfezione uno spunto creativo che apre a nuove idee. 

Carlo Galli
Courtesy Carlo Galli

Quali sono i soggetti che ti piace sviluppare? Hai dei motivi, dei temi ricorrenti?
Sul mio sito web si possono vedere circa una decina di progetti differenti che porto avanti come serie. Per esempio in  “Optical propaganda” ho realizzato con il nastro segnaletico adesivo degli oggetti del desiderio come diamanti ed anelli di lusso. 

Se pensi al tuo lavoro, ai materiali e alle superfici che utilizzi, ti consideri uno street artist?
A volte mi trovo in situazioni che hanno poco a che fare con la street art, ma in altre circostanze cerco invece spazi aperti, pubblici o più nascosti, quindi  il riferimento ci sta, forse mi trovo in una linea di confine.

Com’è nata la collaborazione con Indigital?
Dopo diversi anni di lavoro, utilizzando il nastro adesivo in ambienti di grandi dimensioni, ho avuto la necessità di realizzare opere più piccole che allo stesso tempo mantenessero un livello qualitativo delle opere più grandi.  Inoltre quando mi trovo a lavorare su più progetti contemporaneamente ho difficoltà di produttività. Impiego tantissimo tempo, giorni e giorni, a fare intagli e per me questo rappresenta un momento meditativo che ha un suo fascino, ma che non è più compatibile con le tempistiche che oggi ho a disposizione. Ho cercato una soluzione ed ho pensato alla soluzione di un plotter taglierino.  Dopo un po’ di ricerche online ho incontrato Claudio Rocca di Indigital che mi ha proposto la macchina che stavo cercando. Adesso che lavoro con questo macchinario mi piace l’idea di utilizzarlo anche per gioco e sperimentazione. Successivamente  ho mostrato a Claudio alcuni progressi fatti  con il plotter e da quel momento è nata l’idea di collaborare.

Com’è cambiata la tua produzione artistica, da quando lavori con il plotter?
Sicuramente mi ha permesso di ridurre i tempi per la realizzazione di alcune opere. Il tempo guadagnato lo dedico alla fase creativa e progettuale oltre a relazioni, sito web e social..

Cosa ne pensi tu del rapporto tra arte e tecnologia?
Dal mio punto di vista l’incontro tra arte/creatività con le opportunità che offre oggi questa rivoluzione tecnologica può ampliare le prospettive e le opportunità per chi opera nel settore artistico. Dipende molto dalle scelte individuali; io sono sempre stato attratto da questo fermento di iniziative che la stessa città di Milano offre ed uno dei tanti esempi che mi viene in mente sono i Fab-Lab dove i Makers lavorano  tra tecnologia e creatività in modo del tutto naturale. Comunque tantissimi artisti utilizzano la tecnologia perchè questa è già presente anche negli oggetti di uso più comune come, per esempio, un pennello, una bomboletta spray o il nastro adesivo. Per quanto mi riguarda ho una predisposizione per la sperimentazione  sui materiali e un interesse ad aprirmi a nuove scoperte. Mi piace tenermi aggiornato e confrontarmi in modo creativo con i materiali e strumenti innovativi. 

Prima hai accennato al design, hai mai avuto voglia di relazionarti con questo mondo?
Recentemente per il Fuorisalone 2019 ho collaborato con il brand LucePossibile Il progetto mi ha permesso di trasportare le mie grafiche su una lampada da studio. 
E’ stata un’esperienza interessante soprattutto quando vedi nel risultato finale un’esperienza frutto di confronto, collaborazione e condivisione di idee.

Carlo Galli
Courtesy Carlo Galli

Ti è capitato di lavorare con altre macchine, oltre al plotter?
Ho partecipato ad un corso organizzato da We-Make & Cariplo Factory per imparare le basi sulla stampa 3D. E’ stato molto interessante perchè oltre ad aver imparato vari aspetti del processo di stampa non è mancato il tempo per sperimentare un progetto tutto nostro. Non ho più avuto l’occasione di usare una stampante 3D, ma ho molte idee. Mi piacerebbe, per esempio, utilizzarla estrudendo l’argilla. 

Dove ti piacerebbe portare il tuo lavoro in futuro, in senso di realizzazioni e traguardi.
Mi piace l’idea di aprirmi a un pubblico sempre più ampio, riuscire ad avere più collaborazioni negli Stati Uniti dove sono presenti alcune tra gallerie, art-magazine e musei tra i miei preferiti. Quest’anno ad ottobre parteciperò alla Biennale di Karachi KB19 in Pakistan. Sarà un’esperienza unica portare il mio lavoro in una città che supera i 14 milioni di abitanti. 

Una curiosità: la più grande opera che hai realizzato e la più piccola.
L’opera più grande l’ho realizzata in Sudafrica per la residenza Bag Factory. Senza avere a disposizione grandi tecnologie, con 60 litri di colore bianco e nero ho realizzato una lunga fila di carriarmati lungo una parete di 30 metri dal titolo “Invasion“. L’opera più piccola? Un pattern che ho realizzato con una stampante laser cut e che misura qualche centimetro. 



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