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La sedia non è un mobile qualsiasi: CITA a MADE EXPO

La sedia ha nome e cognome. Ogni architetto, ogni designer si è cimentato nell’arco della propria vita a progettare una sedia. Si tratta di una prova del fuoco da superare, perché quando nasce una sedia giusta nasce per tutto il mondo e vive in eterno.

Alessandro Mendini, Poltrona di Proust, Studio Alchimia 1979, Musée des arts décoratifs Paris

Essa custodisce in sé ogni singolo momento della propria vita: dalla concezione in mente al disegno, alle modifiche, alle prove, alla realizzazione. La sedia rivela sempre chi l’ha creata, anche quando non ha il marchio, e denuncia sempre anche chi l’ha posseduta; può dire molte storie di sé già a un primo sguardo frettoloso per diventare, dopo profonda osservazione, indispensabile compagna dell’intera esistenza di una persona.

Nella storia dell’arredamento si contano sedie e chaise longue, con aggiunta pure di poltrone e poltroncine,  arrivate alla celebrità con il nome e il cognome che le rende uniche e inconfondibili.

Superleggera, Gio Ponti

La chaise longue di Le Corbusier, la poltrona Proust di Alessandro Mendini, la sedia di Mies van der Rohe, la superleggera di Gio Ponti. Nessuna di queste sedie si confonde con un’altra.

Ognuna di queste sedie ha il potere di attribuire personalità a una casa, la quale sarà ricordata esattamente per la sedia che possiede. Queste sedie parlano e conservano memoria del passato anche quando cambiano rivestimento o padrone. 

Bisogna infine sapere che qualsiasi sedia si abbia avuto la fortuna di incontrare durante l’esistenza, essa merita una cura scrupolosa, non accetta mai banali camuffamenti e di fronte a un tradimento non perdona, ma piuttosto che vivere trascurata e anonima, preferisce autodistruggersi.  

articolo di Vittoria Ceriani, CITA: la Consociazione Italiana Tappezzieri Arredatori sarà a MADE  EXPO, Padiglione 7 Stand H30.



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